LE PREVISIONI DEGLI ECONOMISTI

di Renato Costanzo Gatti – Socialismo XXI Lazio |

Quando scoppiò, nel 2007, la crisi dei subprimes, che poi travolse la banca Lehman Brothers, nessun economista, tranne Roubini, aveva previsto il fallimento del capitalismo finanziario i cui strascichi ancora incidono sulle economie occidentali.

Le cure imposte alla Grecia dagli economisti dell’Unione Europea si sono dimostrate deleterie ed inefficaci a risanare il paese in crisi. Il governatore della BCE Trichet, prima di lasciare il suo incarico, chiese scusa per l’operato della Troika, ammettendo l’inefficacia dell’austerità.

Dopo di allora abbiamo vissuto un incredibile periodo di inflazione vicina allo zero, tanto che, per rispettare il mandato di tenere l’inflazione vicina al 2% la BCE, imitando la statunitense FED, inaugurò il tempo del “quantitative easing” ovvero immissione di liquidità in quantitativi inediti. Gli USA poi hanno esagerato stampando 4.900 miliardi di dollari (3.000 Trump e 1.900 Biden) che hanno inondato il paese causando una inflazione da domanda repentina e incontrollata, da notare che  Larry Summers (ex segretario al Tesoro Usa) e Olivier Blanchard (ex chief economist del Fondo monetario internazionale) predissero il pericolo di inflazione già dal 2021, inascoltati perché la maggior parte dei loro colleghi era del parere opposto: l’inflazione sarebbe stata una fiammata breve, una conseguenza del tutto temporanea della pandemia.

Ancora un anno fa a quest’epoca la Federal Reserve e la stragrande maggioranza degli economisti prevedevano un’inflazione del 2% a fine 2021. Invece il 2021 si concluse con un’inflazione che era più del doppio rispetto alla media delle previsioni di tutti i grandi istituti economici, incluse le banche centrali, clamoroso infine è l’errore di previsione e di comportamento della Federal Reserve: ancora nel novembre 2021 la banca centrale era impegnata a creare liquidità acquistando titoli del Tesoro e obbligazioni legate ai mutui, al ritmo di 120 miliardi al mese. Altra benzina sul fuoco dell’inflazione.

Gli errori di previsione e i conseguenti ritardi di reazione ora si ritorcono contro le autorità. La popolarità di Biden non trae alcun giovamento dagli aumenti salariali, perché nel frattempo il rincaro del costo della vita sta cancellando i benefici per i lavoratori e la fiducia dei consumatori precipita. La sua banca centrale è costretta a rincorrere gli eventi, a operare una stretta monetaria più dura e più veloce, perché la sua credibilità è stata intaccata sui mercati.

Ma se l’inflazione da domanda, come quella degli USA si combatte raffreddando l’economia e alzando i tassi di interesse, come sta facendo la Fed, l’inflazione europea non è una inflazione da domanda ma è da offerta, dovuta principalmente dall’incremento dei costi energetici e successivamente dalla invasione russa in Ucraina, cause che non incidono per nulla nell’economia USA. Pare ovvio che se le cause dell’inflazione sono diverse nei due paesi, la soluzione non può essere la stessa, ma se negli USA aumenta il tasso di interesse ecco che anche l’Europa per evitare la fuga dei capitali deve fare altrettanto.

La netta impressione è che gli economisti non hanno una chiave interpretativa valida a prevedere gli andamenti economici soprattutto perché, schiavi di una bastarda economia di mercato (nome che viene dato alla dittatura del capitale), credono di risolvere l’equazione che rappresenta il funzionamento di una economia ponendo come causale trainante e onniesplicativa il profitto, invece di mettere come parametro razionale il bene del paese. Oggi poi, con i computers quantistici modelli simulativi con enormi quantità di dati, condizioni, opzioni sono velocemente operabili restituendo al cervello (umano e artificiale) la gestione economica oggi lasciata all’anarchia dei mercati.

Il nostro paese si dibatte tra: un debito che non accenna a diminuire; la Lega che chiede di intervenire tagliando le tasse a tutti i suoi potenziali elettori; i 5stelle che si inalberano se Draghi si rifiuta di rifinanziare una legge catastrofica come il superbonus; i progetti previsti per il PNRR ormai inattuali stante il livello dell’inflazione che richiederebbe di rivedere tutti gli stanziamenti; i problemi creati dai costi energetici e dalla siccità. Siamo in una situazione gravissima senza un’idea accettabile, la guerra in Ucraina è sicuramente una causa (ma l’Eni non paga il gas russo allo stesso prezzo previsto dai contratti a lungo termine?), le altre cause sono sicuramente le speculazioni del capitalismo finanziario e la mancanza di una seria programmazione. Due elementi, la speculazione finanziaria e la mancanza di programmazione che nessun governo, se non a direzione socialista, sarà in grado di risolvere. Ma i socialisti in Italia sono scomparsi ed è difficile vedere una via d’uscita.